Congedo parentale: quanti giorni spettano, quanto si prende e come si chiede
Guida per neo genitori che lavorano: durata fino a 14 anni del figlio, indennità all'80% o al 30%, differenze tra dipendenti e autonomi, come fare domanda.

- Dipendenti: fino a 10-11 mesi complessivi entro i 14 anni del figlio, indennità 30% (3 mesi all'80%)
- Autonomi: massimo 3 mesi a genitore entro il primo anno di vita del bambino, indennità 30% del reddito convenzionale
- La domanda va presentata prima dell'inizio del periodo, altrimenti si perdono i giorni già trascorsi
- Online con SPID/CIE/CNS sul sito INPS o tramite Contact Center e patronati
Chi lavora come dipendente o come autonomo e diventa genitore ha diritto a un periodo di astensione dal lavoro retribuito in parte dall'INPS: è il congedo parentale, che si aggiunge alla maternità e alla paternità obbligatorie. Le regole non sono uguali per tutti: cambiano durata, percentuale dell'indennità e tempi della domanda a seconda che si sia lavoratori dipendenti o autonomi.
Dipendenti: fino a 10 o 11 mesi entro i 14 anni del figlio
Per i genitori lavoratori dipendenti il congedo parentale spetta entro i primi 14 anni di vita del bambino, per un periodo complessivo tra i due genitori non superiore a dieci mesi, elevabili a undici se il padre lavoratore si astiene dal lavoro per almeno tre mesi, continuativi o frazionati. Nel dettaglio: alla madre spettano al massimo sei mesi, al padre altrettanti sei (sette se arriva a tre mesi di astensione), mentre al genitore solo sono riconosciuti fino a undici mesi complessivi. I periodi possono essere presi anche contemporaneamente da entrambi i genitori, e in caso di parto, adozione o affidamento plurimi il diritto spetta per ogni bambino.
Quanto si prende: 30% o 80% della retribuzione
L'indennità di base è pari al 30% della retribuzione media giornaliera, riconosciuta per un massimo complessivo tra i due genitori di nove mesi: tre mesi non trasferibili spettano alla madre, tre non trasferibili al padre, più un ulteriore periodo di tre mesi in alternativa tra loro. Per i periodi che superano i nove mesi indennizzati, il 30% spetta solo se il reddito individuale del genitore richiedente è inferiore a 2,5 volte il trattamento minimo annuo di pensione.
Dentro i sei mesi non trasferibili (tre per ciascun genitore), la coppia può però ottenere un'indennità maggiorata all'80% della retribuzione media globale giornaliera, per un totale di tre mesi complessivi: un mese se il congedo di maternità o paternità è terminato dopo il 31 dicembre 2022, un secondo mese se terminato dopo il 31 dicembre 2023, un terzo mese se terminato dopo il 31 dicembre 2024. La condizione è sempre la stessa: il figlio deve avere meno di sei anni (o il congedo va fruito entro sei anni dall'ingresso in famiglia per adozioni e affidamenti). L'indennità maggiorata spetta anche al genitore solo.
Autonomi: tre mesi a testa, solo nel primo anno di vita
Per i lavoratori e le lavoratrici autonome le regole sono più strette. Il congedo spetta per un massimo di tre mesi ciascun genitore per ogni figlio, da fruire entro il primo anno di vita del bambino o dal suo ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento. L'indennità è pari al 30% della retribuzione convenzionale giornaliera stabilita ogni anno per categoria, non all'80% in nessun caso. Per avere diritto al congedo serve aver versato i contributi del mese precedente l'inizio dell'astensione ed essersi effettivamente astenuti dall'attività lavorativa.
Come si fa domanda e cosa succede se si è in ritardo
La domanda si presenta online sul sito INPS con SPID, CIE o CNS, nel servizio "Domande di maternità e paternità", oppure tramite il Contact Center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 da rete mobile, oppure rivolgendosi a un patronato. Per i lavoratori autonomi la regola è netta: la domanda va presentata prima dell'inizio del periodo di congedo richiesto; se arriva dopo, l'INPS indennizza solo i giorni successivi alla data di presentazione, senza possibilità di recuperare gli arretrati. Per le pratiche degli autonomi il termine di lavorazione fissato dall'Istituto è di 55 giorni.
Cosa va storto
L'errore più comune è pensare che l'indennità all'80% copra tutti i mesi di congedo: in realtà riguarda al massimo tre mesi complessivi tra i due genitori, solo se il figlio ha meno di sei anni, e solo nell'ambito dei sei mesi non trasferibili. Un altro errore frequente, soprattutto tra gli autonomi, è chiedere il congedo dopo averlo già iniziato: i giorni già trascorsi non vengono più pagati.



