Lavoro e imprese · Grosseto

Regime forfettario: i limiti di ricavi, chi ci resta e chi deve uscire

Guida per le partite IVA della provincia di Grosseto: soglia dei ricavi, limite sul lavoro dipendente, aliquota e adempimenti per restare nel regime forfettario.

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Foto d'archivio · Foto Alienautic / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
In breve
  • Limite di 20.000 euro di spese per dipendenti e collaboratori

Chi ha una partita IVA individuale, o sta per aprirne una, deve verificare entro fine anno se rientra ancora nei limiti del regime forfettario: la soglia dei ricavi resta a 85.000 euro, ma a cambiare condizione sul filo di lana è il limite di reddito da lavoro dipendente per chi lavora anche come dipendente o percepisce una pensione.

La soglia dei ricavi: 85.000 euro, non oltre 100.000

Possono applicarlo i contribuenti che, nell'anno precedente, hanno conseguito ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro, soglia che prima era di 65.000€, stabilita dalla legge di bilancio 2023. Chi apre la partita IVA durante l'anno non applica l'intero importo: il limite va ridotto in proporzione ai mesi di operatività, e supponendo che l'attività parta il 1° dicembre, il limite di compensi da rispettare nel 2026 sarà di 7.219 euro.

Chi legge deve guardare agli incassi, non alle fatture emesse: non conta l'importo fatturato, ma quanto effettivamente si è incassato. Superare 85.000 euro non è una bocciatura immediata: l'uscita dal regime avviene dall'anno successivo, se i ricavi superano 85.000 euro ma non 100.000 euro. La soglia dei 100.000 euro invece non perdona: immediatamente, se i ricavi o compensi superano 100.000 euro, con applicazione dell'IVA solo sulle operazioni eccedenti tale soglia.

Il limite di 35.000 euro per chi ha anche un reddito da lavoro dipendente o pensione

È la soglia da controllare con più attenzione, perché cambia ogni anno per legge. La Legge di Bilancio 2026 ha confermato, anche per quest'anno, l'innalzamento da 30.000 a 35.000 euro del limite relativo ai redditi da lavoro dipendente e assimilati, calcolato sull'anno precedente: potranno applicare il regime forfettario nell'anno d'imposta 2026 coloro che non hanno superato i 35.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell'anno 2025.

La regola generale, però, resta diversa e più stretta: il limite di reddito di 30.000 euro previsto in via generale per l'accesso al regime forfettario non è stato modificato, essendo stato innalzato a 35.000 euro in via eccezionale solo per permettere l'applicazione nel 2025. Significa che il tetto a 35.000 euro è una proroga anno per anno, non una modifica strutturale: chi oggi rientra grazie ai 35.000 euro deve verificare ogni dicembre se la legge di bilancio successiva confermerà ancora l'innalzamento o se tornerà il tetto ordinario di 30.000 euro.

Il reddito da lavoro dipendente non esclude chi ha chiuso il rapporto: tranne nel caso in cui il rapporto di lavoro dipendente nell'anno precedente sia cessato, sempre che nello stesso anno non sia arrivata una pensione o un altro reddito da lavoro dipendente.

Le altre cause di esclusione

Oltre ai ricavi e al reddito da dipendente, restano fuori dal forfettario, secondo quanto riporta FiscoeTasse:

  • le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfetari di determinazione del reddito
  • i non residenti, salvo chi risiede in uno Stato Ue o See che garantisca scambio di informazioni e produca in Italia almeno il 75% del reddito complessivo
  • chi effettua in via esclusiva o prevalente cessioni di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi
  • chi partecipa contemporaneamente a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, oppure controlla Srl che svolgono attività riconducibili a quella individuale
  • chi lavora prevalentemente per un solo ex datore di lavoro, con cui il rapporto è in corso o si è concluso nei due periodi d'imposta precedenti

A queste si aggiunge il limite sulle spese per il personale: le spese per lavoro accessorio, lavoro dipendente e collaboratori non devono superare i 20.000 euro lordi l'anno.

L'aliquota: 15%, ridotta al 5% per le nuove attività

Chi resta nel regime versa un'imposta unica sostitutiva di Irpef e addizionali: tassazione sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività, a tre condizioni verificate dalla fonte: non aver esercitato attività d'impresa, arte o professione nei tre anni precedenti; l'attività nuova non deve essere mera prosecuzione di un lavoro dipendente o autonomo già svolto in precedenza (salvo il periodo di pratica obbligatoria); se si prosegue un'attività già avviata da altri, i ricavi del periodo precedente non devono superare la soglia di accesso.

La base imponibile non si calcola sui ricavi lordi ma applicando un coefficiente di redditività per settore, previsto dalla legge 145/2018. Un esempio pratico aiuta a capire il meccanismo: su ricavi di un'attività di ristorazione (coefficiente 40%), il reddito imponibile si riduce prima dei contributi previdenziali obbligatori e poi viene tassato al 15%, con un carico fiscale finale molto più basso rispetto all'Irpef ordinaria, che va dal 23 al 43%.

Gli adempimenti: cosa cambia nella gestione quotidiana

Chi è in regime forfettario non applica l'Iva sulle fatture emesse né la detrae sugli acquisti, è esonerato dalla tenuta delle scritture contabili e dagli Indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa). Restano comunque fatturazione elettronica e obbligo di conservare la documentazione per i controlli dell'Agenzia delle Entrate.

Il regime è naturale per chi già svolge attività d'impresa, arte o professione: non serve comunicazione preventiva né successiva per restarci, se si rispettano i requisiti. Chi apre una nuova attività comunica nella dichiarazione ai fini Iva di presumere la sussistenza dei requisiti.

Cosa va storto

L'errore più comune è calcolare il limite sul fatturato emesso anziché sugli incassi effettivi: il regime forfettario funziona per cassa, non per competenza, quindi una fattura emessa a dicembre ma incassata a gennaio dell'anno successivo pesa sui conti dell'anno in cui arriva il pagamento, non su quello dell'emissione. Chi tiene sotto controllo solo le fatture rischia di sforare la soglia senza accorgersene, o viceversa di credere di averla superata quando in realtà l'incasso è slittato.

Un secondo errore riguarda proprio il limite di 35.000 euro sul lavoro dipendente: chi ha un contratto da dipendente in corso e valuta di aprire partita IVA deve controllare il reddito lordo dell'anno precedente prima di scegliere il regime, perché la causa di esclusione scatta sul dato dell'anno prima, non su quello in corso.

Dove verificare

Chi ha dubbi sulla propria situazione può rivolgersi a un commercialista o consultare direttamente le schede informative pubblicate sul sito dell'Agenzia delle Entrate, che restano il riferimento ufficiale per l'interpretazione delle norme sul regime forfettario.

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