Soldi e scadenze · Grosseto

Acconto delle imposte: chi lo paga, come si calcola e cosa succede se si sbaglia

Entro il 30 novembre scatta il secondo acconto IRPEF, IRES e IRAP. Chi deve pagarlo, come si calcola e cosa fare se si versa meno del dovuto.

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Foto d'archivio · Foto Somebody.gr / Wikimedia Commons, CC0
In breve
  • <parameter name="item">Scadenza fissa al 30 novembre 2026
  • non rateizzabile

Chi ha la partita IVA, un'impresa individuale o è socio di una società di persone ha tempo fino al 30 novembre 2026 per versare il secondo acconto delle imposte sui redditi: IRPEF, IRES, IRAP e, per chi è in regime forfettario, l'imposta sostitutiva. È la scadenza fiscale più pesante dell'anno per lavoratori autonomi e piccole imprese, perché arriva in un'unica soluzione e non si può rateizzare.

Chi deve pagare e chi è esonerato

L'obbligo scatta per le persone fisiche con un'imposta dichiarata superiore a 51,65 euro e per i soggetti IRES sopra i 20,66 euro, secondo quanto riportato da Fiscomania. L'acconto non è dovuto nel primo anno di attività, perché manca un dato storico di riferimento su cui calcolarlo.

Come si calcola: unica rata o due rate

Se l'acconto complessivo non supera 257,52 euro, si versa tutto in un'unica soluzione entro il 30 novembre. Sopra quella soglia, il pagamento si divide in due tempi, ma con percentuali diverse a seconda del tipo di contribuente:

Categoria Prima rata (30 giugno) Seconda rata (30 novembre)
Contribuenti ordinari (non ISA) 40% dell'acconto 60% dell'acconto
Soggetti ISA e forfettari 50% dell'acconto 50% dell'acconto

Per chi applica gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale o è in regime forfettario, il peso dell'ultima rata è più leggero: metà e metà. Per tutti gli altri, invece, a novembre arriva il 60% del totale, con un impatto diretto sulla liquidità di fine anno.

Metodo storico o previsionale

Per calcolare l'importo ci sono due strade. Il metodo storico prende come base l'imposta effettivamente pagata l'anno precedente: è la via più sicura, perché l'Agenzia delle Entrate non applica sanzioni se il versamento rispecchia quanto dichiarato nell'anno di riferimento. Il metodo previsionale, invece, si basa su una stima dei redditi dell'anno in corso e conviene a chi prevede un calo di fatturato o maggiori spese deducibili rispetto all'anno precedente: in questo caso l'acconto può risultare più basso.

Cosa va storto

Il rischio del metodo previsionale è la stima sbagliata per difetto. Se l'imposta versata risulta inferiore a quella realmente dovuta, l'Agenzia delle Entrate applica una sanzione del 25% sulla differenza non versata. Chi si accorge dell'errore prima di ricevere un avviso dall'Amministrazione finanziaria può regolarizzare la posizione con il ravvedimento operoso, riducendo la sanzione in base al tempo trascorso dalla scadenza.

Un precedente da tenere a mente

Nel 2023 e nel 2024 il governo aveva concesso proroghe e la possibilità di dilazionare il versamento fino a gennaio dell'anno successivo. Per il 2025 queste agevolazioni non ci sono state, e la stessa impostazione rigida vale anche per il 2026: chi aspetta un rinvio dell'ultimo minuto rischia di trovarsi senza margine.

Informazioni pratiche

Il versamento si effettua con modello F24. La scadenza del 30 novembre non è rateizzabile e non prevede la maggiorazione dello 0,40% che invece si applica al differimento della rata di giugno. Per il calcolo specifico della propria posizione, il riferimento resta il commercialista o il Caf di fiducia, che dispone dei dati della dichiarazione dei redditi presentata nel 2026.

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